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Niente rapporti carnali a Tokyo: donne contro il neo governatore

A Tokyo le donne minacciano lo sciopero del sesso contro quegli uomini che hanno votato per Yoichi Masuzoe, il quale ha detto come una donna non possa governare

Le donne di Tokyo in assetto di protesta contro l’elezione dell’ex ministro della Sanità, oggi attuale governatore del Paese,Yoichi Masuzoe.

Il motivo scatenante sono state le dichiarazioni rilasciate da Masuzoe durate un’intervista, su una rivista maschile, in cui affermava che “le donne non possono prendere decisioni importanti quando hanno il ciclo perché non sono normali”.

È così nato un gruppo di boicottaggio sessuale contro tutti quegli uomini che hanno votato contro l’ex ministro, il quale ha avuto il coraggio di dichiarare che le donne non siano idonee a governare per via del loro ciclo mestruale, che non permetterebbe loro di prendere decisioni cruciali per il Paese. Così su Twitter è nata “L’associazione di donne che non hanno rapporti sessuali con uomini che hanno votato per Masuzoe”, lanciata solo la scorsa settimana, ha raggiunto 3.000 follower. Sulla stessa scia mercoledì scorso è stato creato un sito che ha avuto 75.000 visite al giorno e 2.800 persone che hanno firmato la petizione contro l’elezione.

Nonostante le proteste e le diverse petizioni la vittoria di Musozoe è stata dichiarata subito dopo la chiusura delle elezioni: il nuovo governatore, 65 anni, è apparso sorridente alle telecamere e al grido di “Banzai”, ha dichiarato di rendere Tokyo “la città numero 1 del mondo”.

Alla corsa al governo c’erano anche l’ex primo ministro Morihiro Hosokawa e l’avvocato per i diritti umani Kenji Utusnomiya: entrambi si sono divisi il campo anti-nucleare. La vittoria di Musozoe, con il 30% dei voti; ha però messo in evidenza come il Giappone non voglia abbandonare il suo ruolo come potenza nucleare nel mondo, nonostante il disastro di Fukushima.

Le donne in Giappone, nonostante abbiano livelli alti di istruzione, sono costrette ad abbandonare la loro carriera quando subentra la maternità, spinte da una forte pressione sociale che le vuole casalinghe più che indirizzate al lavoro. A livello politico sono pochissime le donne che ricoprono determinate cariche: su 19 membri dell’Abe solo due sono di sesso femminile. Stesso discorso vale per gli organi sociali dove i diversi ruoli sono ricoperti principalmente e in gran parte da uomini.

In un paese avanzato come il Giappone, la strada verso la parità dei sessi e dell’emancipazione femminile è ancora “in via di sviluppo”.