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Proteste in Kazakhstan: biancheria intima illegale

La nuova legge emessa dalle ex repubbliche dell’Urss ferma la produzione di tutto quell’intimo che abbia pizzi e merletti sintetici. Le donne protestano.

Fa discutere la nuova legge emessa dalle ex repubbliche dell’Urss, che mette al bando, rendendola illegale, un buon 90% di biancheria intima.

A partire da giugno infatti sarà vietata, all’interno di tutto il territorio di Russia, Bielorussia, Kazakhstan, i tre Paesi dell’Unione Doganale che si contrappone alla Ue cercando di ripristinare le ex repubbliche socialiste dell’Urss, la produzione di tutto quell’intimo che abbia pizzi e merletti sintetici. Addio dunque alla lingerie sensuale con cui le donne possono stuzzicare le fantasie degli uomini.

Ma qual è il motivo di questa decisione giudiziaria? L’azione è rivolta nelle intenzioni di sostenere la salute della donna in modo da prevenire la formazione di irritazioni, allergie, infezioni all’apparato sessuale, e affini, che l’utilizzo di tessuto sintetico potrebbe arrecare ad alcune signore: infatti il divieto è per tutte le fibre sintetiche che contengano oltre l’85% di poliammide e che non garantiscano più del 6% di traspirazione.

Non devono però pensarla allo stesso modo le donne arrestate in Kazakhstan durante la loro protesta contro la nuova legge, che vieta loro di acquisire l’intimo incriminato: il decreto entrerà in vigore dal 1°luglio, e da quel momento in poi sarà possibile acquistare solo quella biancheria che abbia più del 6% di cotone importato e lavorato dai tre Paesi dell’Unione Doganale, mentre tutto il resto sarà assolutamente bandito.

“Ci hanno tolto il nostro diritto di indossare biancheria intima” – afferma la giornalista Zhanna Baytelova, la quale ha preso parte attivamente alla protesta per esprimere il proprio dissenso e urlare slogan contro il governo, sventolando i propri slip davanti i poliziotti, insieme alle altre manifestanti.

Pur non essendoci alcun intendo moralizzante, è un grave danno economico quello che questa legge arrecherà: secondo le statistiche infatti, il 90% dei prodotti di intimo femminile immagazzinato in Russia sarà presto invendibile. Nel frattempo c’è chi si appresta a fare una lunga scorta, acquistando intimo a caro prezzo, mentre c’è chi tira fuori le care vecchie mutande della nonna.