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Proteste in Uganda contro le leggi anti-pornografia e anti-gay

Dall’Uganda arriva la proposta di legge che vieterebbe alle donne di indossare la nota minigonna, in modo da evitare ogni qualsiasi forma di violenza sessuale

Numerose attiviste, con altrettanti sostenitori, tra i quali anche uomini, sono scese in strada a Kampala, in Uganda, per protestare, indossando una minigonna o un abito lungo fino alle ginocchia, e recando un cartello con su scritto “Leave my mini-skirt alone!”: un invito per lasciare libere le donne di indossare quello che maggiormente desiderano.

La legge anti-pornografia, sarebbe stata firmata il 6 febbraio, e non sarebbe altro che il frutto dei numerosi episodi di violenza sulle donne che si sono verificati nel corso di questi ultimi anni. Secondo quanto descritto dal giornale New Vision dell’Uganda, nella parte orientale del paese, sette uomini sarebbero stati arrestati con l’accusa di aver commesso delle violenze nei confronti di alcune donne che indossavano la minigonna.

La legge, che definisce pornografia “qualsiasi rappresentazione di organi sessuali che abbia come fine l’eccitazione sessuale in primo luogo”, è stata ritirata dal gabinetto per una nuova revisione in quanto è estremamente vaga, al punto che nemmeno i leader l’hanno ben chiara. La confusione nasce dal fatto che l’attenzione è focalizzata sugli abiti femminili in genere, nonostante l’imputata minigonna non sia esplicitamente citata.

Il reverendo ungadese Simon Lokodo, attuale ministro di Stato per l’etica e l’integrità in Uganda, lo stesso che ha recentemente affermato che “lo stupro di un bambino è meglio dell’omosessualità”, sostiene che le minigonne ecciterebbero gli uomini istigandoli alla violenza: secondo il ministro, quindi, le donne possono indossare le gonne basta che queste non mostrino le cosce, i glutei e le loro parti intime.

È vero che il fenomeno delle violenze sessuali in strada sussiste e si sta intensificando sempre di più, ma ci sono diversi modi per fronteggiarlo, oltre quello di vietare ad una donna di indossare gli indumenti che preferisce: date le dichiarazioni del ministro Lokodo, e la firma del presidente dell’Uganda Yoweri Museveni sulla legge anti-gay che prevede l’ergastolo per i reati omosessuali, il problema sembra essere di più ampia portata, più basato su un concetto bigotto di moralità e restrizioni omofobe.