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Un bacio “mondiale” per dire NO all’omofobia e alla violenza sulle donne

Il bacio è la forma di protesta scelta da un gruppo di attivisti brasiliani per dire NO all’omofobia e al turismo sessuale durante i Mondiali 2014

Un bacio come forma di protesta per dire NO all’omofobia e alla violenza sulle donne, due facce della stessa medaglia: è questa la strada scelta da un gruppo di attivisti brasiliani, che in una stazione di Brasilia hanno inscenato la kiss in.

Questa manifestazione pacifica è stata organizzata da un’associazione, “Copa pra quem? (I Mondiali per chi?)”, che si batte contro la Conferation Cup, e soprattutto contro il turismo sessuale, il cui incremento di quest’ultimo periodo, viene logicamente visto come triste conseguenza di questo grande evento sportivo.

Molti dei manifestanti presenti presso la stazione, per la maggior parte coppie gay, hanno espresso con un bacio il loro dissenso nei confronti degli episodi di omofobia che si stanno verificando nel corso di questo campionato mondiale. «La lotta continua anche dopo il mondiale – afferma Vanessa Douroda, esponente del comitato popolare di Brasilia – e non finisce qui. La lotta per i diritti delle donne è molto più grande».

Fino ad oggi nel Paese ci sono state 43 manifestazioni in merito alle tematiche sovraesposte, nonostante in alcuni Stati sia stato indetto il divieto di protesta. Qualche mese fa un gruppo di attiviste del movimento “Femen”, ha manifestato all’aeroporto internazionale di Rio de Janeiro contro il turismo sessuale, che raggiunge il massimo nel Paese sudamericano soprattutto nei giorni del Carnevale, e adesso ulteriormente alimentato dal Mondiale 2014, e dalle prossime Olimpiadi del 2016.

La linea politica adottata dal governo brasiliano, sembra inoltre favorire questo tipo di attività: qui infatti la prostituzione è considerata legale se praticata in abitazioni private. Nel frattempo l’associazione delle prostitute di Minas Gerais ha organizzato anche dei corsi di lingua gratuiti per le proprie “accompagnatrici”, per accogliere i numerosi turisti, che fino al 2016, prenderanno d’assalto il Paese.

Mentre il mondo segue un pallone, la popolazione del Brasile urla il proprio dissenso. Qual è la vostra riflessione in merito alla difficile situazione che gli abitanti del Paese sudamericano stanno attualmente vivendo?