Categorie
Notizie

Discriminazioni: un ballo di fine anno anche per le coppie gay

Da qualche anno in America è stato creato il ballo di fine dedicato a tutte le ragazze e i ragazzi gay che si sentono discriminati dai classici Prom

In America esiste un momento, negli ultimi anni esportato anche in Italia, che segna la vita di tutti gli adolescenti: parliamo del ballo di fine anno. Vi sono pellicole, fiction, di impronta a stelle e a strisce, che mostrano quanto questo sia un evento importante per tutti i giovani che si apprestano a concludere il ciclo scolastico.

Se per molti questo diventa un’occasione tanto attesa e desiderata, lo stesso non si può dire per tutti coloro che non hanno qualcuno con cui andare, e ancora peggio per tutti quei ragazzi e quelle ragazze omosessuali, che vivono la festa come un momento di difficoltà, in quanto non vengono riconosciuti (non è previsto che una ragazza o un ragazzo inviti qualcuno del suo stesso sesso), soprattutto in un momento difficile e delicato come quello dell’adolescenza.

Ma da qualche anno la situazione sembra essere cambiata: l’associazione Boston Alliance of Gay Lesbian Youth (BAGLY) infatti, ha creato un apposito ballo di fine anno, dedicato a tutti coloro che si sentono discriminati dai classici Prom, dove possono sentirsi loro stessi e presentarsi e comportarsi senza essere giudicati e additati da nessuno, in modo che anche per loro questa esperienza possa trasformarsi in un ricordo memorabile, senza falsi moralismi.

L’evento è stato immortalato dalla fotografa Zoe Perry-Wood, la quale ha deciso di dar risalto a questo ballo con una serie di scatti che ritraggono le giovani coppie, nella classica fotoricordo.

«Questo è il risultato – ha affermato Zoe in una sua dichiarazione apparsa su “La Repubblica”- di un progetto di 7 anni finalizzato a indagare quel mancato senso di appartenenza da parte di alcuni ragazzi ai balli tradizionali giovanili nelle scuole. Come fotografa appassionata di temi sociali ho imparato l’importanza di catturare gruppi unici di persone in precisi momenti, in luoghi particolari. L’identità di tutti noi si formano a partite dai gruppi cui apparteniamo e, per opposizione, da quelli a quali scegliamo di non appartenere. Ognuno di noi interiorizza queste influenze, soccombe o resiste di fronte al giudizio della cultura tradizionale. Quello che voglio raccontare con le mie immagini è che questi ragazzi sono i nostri figli e nipoti, studenti delle nostre scuole. La speranza è che un giorno non ci sarà più bisogno di un ballo BAGLY, che basti un ballo per tutti dove ognuno possa sentirsi a suo agio, con se stesso, con gli altri».

Vi creerebbe disagio mandare vostro figlio o vostra figlia a un ballo “misto” oppure vi lascerebbe indifferenti? Non dimentichiamo che la prima educazione che i giovani ricevono è quella impartita dai genitori, e alcuni loro pregiudizi si formano sulla base di quelli famigliari. Che ne pensate?