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Facebook come prova nelle aule di tribunale

Oltre ad essere un social network, Facebook è oggi usato dalla Legge come database per raccogliere prove nei processi e nei casi di separazione e di divorzio

Come di consueto quando una coppia decide di separarsi, ci si rivolge agli avvocati che, con prove attinenti, cercano difendere il proprio cliente anche a costo di lasciare al lastrico l’altro. Sembra, però che, nell’era di internet, un’arma a favore della legge sia rappresentata dai social network e dall’attività svolta sul web dai rispettivi partner.

Questo è confermato da vari casi realmente accaduti a persone che, decidendo di divorziare e di ricorrere alla legge, hanno dovuto consegnare all’ avvocato della parte opposta, la password dei propri contatti. A mantenere il primato è Facebook che, usato in modo appropriato, fornisce un database ricco ed identificativo. In un recente caso, infatti, il giudice della New London Supreme Court del Connecticut ha ordinato tale scambio a una coppia in separazione, per facilitare il reperimento del materiale utile ai rispettivi avvocati. Nello specifico, il marito ha chiesto il divorzio e la custodia della figlia, dopo aver scoperto il tradimento della moglie, leggendo le sue e-mail private.

Rimanendo in possesso delle autorità, le password e i rispettivi profili non possono, così essere manomessi e le prove non vengono inquinate. Questo metodo è stato usato spesso nelle aule giudiziarie statunitensi, proprio perché utili al reperimento di materiale per incastrare i colpevoli. Non solo quindi in processi di separazione o divorzio, Facebook è ritornto utile a giudigi ed autorità che, sotto mentite spoglie, chiedevano l’amicizia ai sospettati, vigilandoli e tendendogli una trappola.

Privacy a parte, è giusto indagare tramite Facebook etc, o ritornare ai vecchi metodi legali?