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Donne e lavoro: cosa ne pensano gli uomini?

In che modo la misoginia si è insediata nel mondo del lavoro e quali sono state le sue conseguenze a lungo termine? Ecco cos’è cambiato nell’era dello smart working

Da un punto di vista meramente generale la misoginia è un fattore sociale ancora molto diffuso e che interessa molteplici contesti sociali, come il mondo del lavoro.

Qui il sentimento di odio nei confronti della donna sta conoscendo una diffusione via via sempre più forte, che si traduce in insulti offensivi attraverso differenti canali, come ad esempio i social media e che crea una sensazione di sconforto e di depressione.

Analizzando la questione da un punto di vista più circoscritto, è importante notare come le statistiche abbiano delineato un quadro più chiaro: le categorie più vituperate dalla cerchia maschile sono le donne (con una percentuale pari al 49,91%) e gli ebrei (con una percentuale del 18,45%).
Ciò dimostra che la donna che lavora non è vista di buon occhio ancora da molte persone, soprattutto oggi nell’epoca dello smart working dove il restare a casa diventa sinonimo sbagliato di tempo libero e di relax.

L’odio per la donna che lavora è un concetto che trova la sua massima espressione nel pregiudizio diffuso in molti uomini che criticano le posizioni rivestite dalle donne in alcuni contesti lavorativi, ritenendole non idonee ad un determinato incarico o millantando un’incompetenza generale.

Il metodo migliore per contrastare le critiche maschili e aiutare le donne ad affermare se stesse è la sensibilizzazione volta a far conoscere i rischi che tale forma di discriminazione può comportare.

Donna o uomo, ciò che conta è il rispetto di ogni singolo essere umano!