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Morire per un SMS d’amore: un esempio da non seguire

Un sms può far sorridere una persona ma diventa nocivo se scritto durante la guida di un autoveicolo

Cosa non si fa per amore? Per la persona amata si farebbe di tutto, anche se oggi, basta un semplice Sms per dimostrarle affetto e per farla sorridere. Ma, quando un semplice messaggio di tenerezza si tramuta in strumento di morte, tutto cambia e ci si sente colpevoli e complici di un destino avverso.

Questo è ciò che è accaduto ad una coppia di Ottawa a causa dell’invio di un Sms fatale. Una mattina, infatti, come di consueto, Mathieu Fortin ha deciso di mandare  alla sua fidanzata un “Ti amo” tramite il suo telefono cellulare, pensando di farla sorridere e augurandole, in questo modo, un buon giorno.

La ragazza, la ventenne Emy Brochu, ha però ricevuto il messaggio del partner mentre era alla guida della sua auto e, spinta dalla voglia di rispondere subito, prese il telefono per scrivere che anche lei lo amava e che avrebbe fatto di tutto per renderlo felice. Purtroppo però questaa è stata l’ultima risposta che il ragazzo ha ricevuto dalla fidanzata, visto che, dopo averlo scritto, lei è stata vittima di un incidente mortale.

Il trauma subito da Mathieu l’ha spinto a rendere la notizia pubblica su Facebook, in modo da sensibilizzare tutti a non usare il cellulare durante la guida. Dopo la perdita dell’amata, infatti il ragazzo si è sentito colpevole dell’accaduto e, non riuscendo a trovare un’adeguata risoluzione, ha ritenuto opportuno utilizzare il funesto evento a fini benefici. Sul profilo personale FB del ragazzo si legge infatti:“Spero che ogni volta che guarderete il cellulare mentre siete alla guida penserete a Emy. Potrebbe esserci un bimbo che sta attraversando la strada… Pensateci bene!”.

La storia mostra i due lati della tecnologia moderna: la negatività degli sms scritti durante la guida, che distolgono il conducente dalla strada e la positività del social network che, usato con cautela, forma e informa tutti coloro che danno il loro consenso. Sempre più spesso, però l’uomo è condizionato dalle macchine perdendo così la propria autonomia. Ciò che rende questo ancora più deleterio è la velocità di informazioni che si scambiano ogni secondo e che spinge il soggetto a non riflettere e a inviare istantaneamente l’attesa risposta.

Non bisogna però attribuire tutto l’onere ai nuovi mezzi di comunicazione. Come per ogni cosa, basterebbe solo un po’ di sana responsabilità nel loro uso; un po’ più di coscienza aiuterebbe la convivenza tra uomo e macchina, tra neuroni e software.

Discorsi a parte, la vicenda di Emy deve far riflettere, servendo da monito per tutti coloro che “cellulare dipendenti”, non riescono a tenerlo lontano almeno durante la guida.

Ma è giusto che solo la morte muova l’opinione pubblica a trovare soluzioni ai problemi quotidiani? Come si fa a restare testimoni passivi di eventi tragici come quello descritto?