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A scuola di abbracci per combattere la solitudine

Dall’idea di una coppia londinese è nata la scuola di abbracci per soddisfare la carenza di affetto di molte persone

In certi momenti della vita di una persona capita che il morale si abbassi e che spinga al desiderio di avere qualcuno accanto capace di comprendere il proprio stato d’animo. In questi momenti di tristezza, un semplice gesto vale più di ogni altra cosa.

Spesso infatti come deterrente alla noia e alla monotonia della vita solitaria un sincero abbraccio rappresenta l’espediente più adatto a soddisfare il bisogno di affetto dei fanatici delle coccole. E tra tutte le molteplici iniziative volte ad assecondare la voglia di romanticismo di tanti soggetti disposti pure a pagare per ricevere affetto dagli altri, si inserisce anche la cosiddetta “scuola di abbracci”, nata dal progetto di Anna Nathan e Neil Urquhart.

Con sede a Londra, questa struttura apre le proprie porte a tutti coloro che cercano di imparare l’arte dell’abbraccio, approfittando nel frattempo dei partecipanti per ricevere un abbraccio. Seguendo dei corsi preparati appositamente e studiati con cura, gli allievi possono apprendere a rapportarsi con gli altri, riacquistando la fiducia in sé stessi, condividendo un’atmosfera serena e tranquilla dove poter rilassare gli animi e godere della vicinanza di altre persone. In questo contesto di apertura verso l’altro, ogni partecipante ha la possibilità di seguire un percorso composto da workshop che li stimola prima a conoscersi meglio e dopo ad avvicinarsi tra loro per creare un vero e proprio primo contatto fisico. A questo punto l’abbraccio diventa quindi una scusa per rompere il ghiaccio e mettersi in gioco preferendo una bella risata all’imbarazzo.

L’utile corso nasce dalla voglia dei suoi ideatori di poter offrire a chi volesse accettarlo un supporto in caso di solitudine e una sana abitudine ormai persa nel tempo. L’innocenza di un abbraccio infatti riporta in mente la voglia infantile di essere coccolati senza false pretese e soprattutto senza doppi fini. Questo ha fatto si che il gesto divenisse spontaneo tra i partecipanti che a lungo andare non si sono sentiti costretti ad agire ma piuttosto invogliati dal proprio desiderio di emozione.

Solo rompendo gli schemi e accettando le regole del gioco affettivo gli allievi hanno potuto godere di attimi intensi di puro e sincero affetto.