Categorie
Consigli

Anuptafobia: La Paura di Rimanere Single

Nota anche come Sindrome di Bridget Jones, l’anuptafobia è niente altro che il timore psicologico che una persona nutre di restare single, ovvero di non riuscire a trovare un compagno di vita.

Tenendo conto che, in conseguenza anche della chiusura sociale pandemica, conoscere altre persone, socializzare e offrirsi nuove possibilità di incontro, è stato davvero difficile, la vita per gli anuptafobici è stata ancora più dura. La paura di rimanere single per tutta la vita è tale da creare forte ansia e senso di solitudine tra i single di questo tipo: è opportuno tenere conto comunque che è possibile uscire da questo stato mentale molto costrittivo e pesante.

Anuptafobia: Cos’è?

L’anuptafobia cos’è? Il termine anuptafobia deriva dal greco ed è composta da diverse parole: a- “senza”, nuptus “matrimonio” e phobia, “paura”: in pratica significa paura di non arrivare alle nozze, oppure, in senso più flebile e moderno a un rapporto sentimentale cosiddetto stabile.

Sindrome di bridget jones

Sfatiamo ogni mito perché, sebbene i retaggi culturali abbiano fatto sì che fossero soprattutto le donne a esserne colpite, questa sindrome colpisce anche gli uomini.

Sono tante le persone che temono di non arrivare ad avere una propria famiglia, un marito o una moglie e dei figli; tuttavia, quando questo pensiero è martellante nella mente, fino a divenire un’ossessione, parliamo di un disturbo classificato da sempre tra quelli ansiosi ossessivi e facente parte delle dipendenze affettive, che oggi è conosciuto come anuptafobia.

Occorre precisare che parliamo di fobia esclusivamente quando si mettono in atto stati talmente angoscianti da condizionare la quotidianità e che sono uniti ad altri di tipo depressivo-compulsivo.

Per chi è affetto da anuptafobia, la conseguenza è spesso quella di trovare partner sbagliati, di portare avanti legami tossici o del tutto insoddisfacenti, pur di non restare soli.

Questa paura di rimanere single a livelli fobici è provocata da traumi infantili e da abbandono; sono tante le persone che vivono con particolare disagio lo stato di single e che, pur di uscirne, farebbero qualsiasi cosa, esattamente come faceva Renéè Zellweger.

È stata proprio la protagonista dell’omonimo film a dare vita a quella che è diventata una definizione alternativa di anuptafobia, ovvero la Sindrome di Bridget Jones. Chi ne è affetto, è alla continua ricerca di un compagno, al punto da vederlo anche in soggetti impensabili o inadatti ed è sufficiente che questi dimostrino interesse per dare vita a una coppia. In caso contrario, l’anuptafobico può arrivare a soffrire di depressione e attacchi di panico.

Ma quali sono i sintomi di questa malattia?

Continua a leggere!

Anuptafobia: Sintomi

Non parliamo di anuptafobia quando abbiamo una normale e giustificata paura di restare soli, bensì quando compaiono specifici segnali assolutamente da non sottovalutare.

Anuptafobia sintomi

I segni sono ciò che differenziano un timore che può essere considerato più che umano da una vera fobia. Quindi, quali sono i sintomi dell’anuptafobia?

Il primo sintomo dell’anuptafobia è quello di avere paura di rimanere single per tutta la vita, quasi come fosse una malattia della quale si è irrimediabilmente affetti. Di base, è sbagliato vivere la solitudine con ansia e ancora di più è irrazionale essere soggetti ad attacchi di panico, al solo pensiero. Questo stato di per sé potrebbe già essere sufficiente per valutare di chiedere un consiglio a uno psicoterapeuta.

La bassa autostima spesso è l’elemento che induce a essere disposti a tutto pur di trovare un partner, ad esempio, accontentandoci di flirt temporanei con persone non adatte a noi.

Un altro sintomo da tenere in considerazione, è la reazione che si ha quando si porta a conclusione una relazione perché, se questa è stata importante dovrebbe essere normale che i soggetti coinvolti abbiano bisogno di tempo per riprendersi: buttarsi immediatamente in qualcosa di nuovo, al contrario, potrebbe segnalare la presenza di una qualche forma di squilibrio.

Se nonostante una rottura importante tendiamo a concentrarci sulla ricerca di un nuovo compagno, anziché sulla guarigione delle ferite e sul riequilibrio interiore, non è un buon segno. La mancanza di analisi di possibili mancanze o errori non permette di prendere coscienza dei vantaggi e degli svantaggi dell’essere single.

Occorre precisare che non stiamo alludendo a una banale avventura post rottura, bensì all’immediato passaggio a un’altra storia seria.

Potrebbe rivelarsi un sintomo anche il fatto di accontentarci del primo arrivato, negando l’evidenza anche quando questo ci viene fatto notare. Non scegliere, bensì subire i partner accontentandoci del primo che incontriamo pur di non restare soli e contraddire chiunque ce lo faccia notare, in un certo senso, denota una mancanza di autostima e fiducia in noi stessi.

Il timore della Sindrome di Bridget Jones si manifesta anche quando una persona insiste nel restare in una relazione tossica dove è costantemente ferita e mortificata: questo infatti non ha nulla a che fare con l’amore. Subire disonestà, tradimenti o partner che non hanno intenzione di darci dal punto di vista emotivo o temere di andare via da qualcuno che non dà nulla, ma semmai toglie qualcosa, è molto peggio che essere single.

Un ulteriore sintomo della presenza di anuptafobia, potrebbe essere il fatto di rimanere in contatto con gli ex perché potrebbero rivelarsi utili nel momento in cui restassimo soli. Mantenere gli ex in stand-by, ovvero non tagliare mai del tutto i ponti con loro, non per mantenere buoni rapporti di amicizia, bensì con lo scopo di avere delle ruote di scorta nel caso rimanessimo senza prospettive, è un modo per rassicurarci e non depone in nostro favore.

Il timore di restare single si manifesta anche quando, essendo in relazione, non solo tendiamo a modificare alcuni atteggiamenti, ma sradichiamo completamente i nostri ideali per seguire quelli del partner. Fintanto che ciò accade in maniera transitoria è un fatto abbastanza comune e normale, ma se diventiamo altre persone, annullandoci per accondiscendere il partner, deve accendere il nostro campanellino d’allarme.

Se ogni qualvolta ci sentiamo coinvolti da una persona perdiamo noi stessi dimenticando quali sono i nostri ideali, gusti, schemi e valori e imitiamo in toto il partner, significa che ci stiamo annullando. Mangiare cibi che non amiamo perché li mangia lui o lei, seguire programmi tv che abbiamo detestato fino al giorno prima è un perdersi nelle relazioni. Se il nostro partner prova reale interesse per noi, amerà come siamo fatti e al contrario, la causa della rottura potrebbe essere proprio questo annullarci.

Desiderare una storia seria sin dal primo appuntamento e ad esempio, mostrarlo parlando di figli con una persona pressoché sconosciuta, deve quanto meno destare un sospetto.

Parlare troppo, rivolgere domande molto personali al primo appuntamento e ignorare i confini fisici dell’altra persona denota che per la l’anupfobico questa fase della conoscenza è del tutto inutile, in quanto il suo unico desiderio è quello di passare direttamente all’ufficializzazione della relazione.

Vivendo nell’ansia è davvero difficile riuscire a trovare una persona con la quale potremmo costruire un rapporto equilibrato, basato sulla fiducia piuttosto che sulla dipendenza affettiva.

Qual è la cura per l’anuptafobia?

Vediamolo subito!

Anuptafobia: Cura

Quando si diventa consapevoli dell’esistenza di un problema è più facile affrontare la situazione e uscirne con la propria volontà. Anuptafobia e cura: in qualche caso è più facile rivolgersi a uno specialista che sia in grado di individuare la radice del problema e indicare la strada da seguire per affrontare le proprie ansie e paure.

Anuptafobia cura

Nella maggior parte dei casi, invece, sarebbe sufficiente avere una vera e propria rete di amicizie sana ed equilibrata accanto, per affrontare il problema.

Assimilare alcuni pensieri positivi è un modo per vivere serenamente il proprio essere single e alcuni di questi sono, ad esempio, comprendere che il mondo non è diviso tra chi è in coppia e chi no, che la vita non ha senso solamente quando si è in coppia e che il benessere parte prima di tutto da noi stessi.

È necessario capire che chi è in coppia non è detto che si stia sempre meglio rispetto a quando si è soli; questo è solamente uno strascico di un vecchio retaggio culturale che tempo fa marchiava soprattutto le donne single dopo i trent’anni.

Soprattutto dopo i duemila, abbiamo compreso che essere single non significa avere colpe o essere falliti dal punto di vista sociale e personale.

Il detto “meglio soli che male accompagnati” non nasce per caso ed è ancora valido: un legame fallimentare con persone non adatte a noi dovrebbe essere percepito come una perdita di tempo e inoltre, come qualcosa che ci allontana dall’incontro con quello che potrebbe essere il nostro potenziale giusto compagno.