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Bondage, Tecniche e Benefici di Questa Antica Arte Erotica

Che cos’è il bondage? Vediamo tutto quello c’è da scoprire sulle tecniche di bondage, e quali sono gli inaspettati benefici che apporta a chi lo pratica

Il bondage è una pratica sessuale antica che, soprattutto negli ultimi anni, ha subito una serie di rivalutazioni positive, tanto da essere uno degli argomenti più cercati nel web.

Un fenomeno di successo, dunque, reso visibile anche dalla quantità di porno bondage disponibili sulle più note piattaforme di sex sharing, nelle quali è facilmente reperibile la sezione dedicata al video bondage.

Nonostante ai suoi albori questa prassi attirò su di sé l’etichetta di hentai bondage per sottolineare soprattutto il carattere di depravazione, oggi, questa tecnica sessuale si è talmente evoluta da approdare a tante e diverse forme, non da ultimo il self bondage, in cui il praticante è, al tempo stesso, dominante e schiavo.

Ma cos’è il bondage, quali sono i suoi segreti, e perché è in grado di apportare innumerevoli benefici?

In questo articolo, abbiamo raccolto le informazioni necessarie per intraprendere un viaggio alla scoperta di questa tecnica sessuale.

Approfondiamo l’argomento, partendo dagli albori.

Che Cos’è il Bondage? Origine e Storia

Il termine bondage rimanda all’idea di schiavitù e consiste nell’immobilizzazione o limitazione delle capacità sensoriali.

che cos'è il bondage

I suoi caratteri essenziali sono:

  • finalità erotiche;
  • temporaneità;
  • consensualità.

Le sue origini sono ancora parzialmente avvolte in un alone di mistero e si perdono nei periodi più remoti della regione storica che va dai territori oggi a sud del Mar Caspio fino al Giappone.

A essere certo, invece, è che la pratica del bondage non aveva originariamente alcun significato erotico e tanto meno sessuale. Lo stile di vita orientale è sempre stato particolarmente vincolato all’idea del legame, delle allacciature e della costretta vicinanza (si pensi, ad esempio, alle fasce che stringono i kimoni o a quelle necessarie per il loto d’oro). Inoltre, alcune cerimonie religiose implicavano l’uso di corde per simboleggiare il collegamento tra la sfera umana e quella divina.

Queste tecniche furono poi adottate dalle guardie imperiali giapponesi e dai corpi preposti al mantenimento dell’ordine sociale per immobilizzare i detenuti, secondo quella che è definita hojōjutsu, la tradizionale arte giapponese di immobilizzare una persona ricorrendo esclusivamente a corde o funi. Una scelta che, all’epoca, era praticamente necessaria, vista la scarsa reperibilità di metalli necessari per forgiare idonei dispositivi di sicurezza e l’abbondanza di funi di canapa e iuta. Ed è proprio da questa consuetudine di immobilizzre un individuo che trae origine la sfumatura erotico-costrittiva del bondage: infatti, nel corso del periodo Edo (1603-1868) lacci, corde e nodi s’insinuarono nell’immaginario erotico orientale, dando formalmente origine al bondage giapponese.

La figura che più fu in grado di celebrare questa cultura fu Seiu Ito, pittore edochiano considerato il padre del kinbaku, una forma di bondage estremo che ha, altresì, anche una declinazione artistica. Infatti, nel kinbaku, detto anche shibari, i modelli vengono immobilizzati mediante corde per diventare delle sculture viventi.

Il successo della pratica fu conclamato a partire dalla metà del XX secolo, grazie a riviste come Kitan Club e Yomikiri Romance, sui quali erano riportati piccanti racconti bondage.

Diffusione del Bondage in Tutto il Mondo

Il sesso bondage trova larga applicazione anche fuori dagli angusti confini dell’isola giapponese.

A partire dagli anni ’70, dall’Europa agli Stati Uniti, s’iniziano a produrre film bondage d’autore, alcuni dei quali rappresentano delle vere e proprie pietre miliari del cinema contemporaneo. Stiamo parlando di Maîtress, girato da Barbet Schroeder nel 1975 e censurato, alla sua uscita, in quasi tutti i Paesi europei a causa delle scene esplicite con Gerard Depardieu e Bulle Ogier.

E mentre le protagoniste di Secretary, prodotto da Steven Shainberg nel 2002, sono le più disparate fantasie di dominazione e di sottomissione, il personaggio principale di The Duke of Burgundy dell’inglese Peter Strickland, è una milf bondage. Una visione preveggente, quest’ultima, visto che, specie in tempi recenti, sono proprio le donne mature ad essersi maggiormente accostate a questa dimensione sessuale.

Comunque sia, dagli esempi riportati, potrebbe sembrare che il bondage abbia avuto successo solo nel cinema d’autore, ma a beneficiarne è stata anche l’industria del porno, sempre attenta a cooptare nel suo mondo nuovi fenomeni del gusto e della passione. Indimenticabili, infatti, sono le versioni di una bellissima Sasha Grey bondage, sottomessa a master decisi e inflessibili che sperimentano su di lei ball gagged, whipped orgasm e pussy flogged mentre è prigioniera di corde strettissime.

Tecniche di Bondage

Nonostante non esista una codificazione manualistica delle pratiche del bondage, è tuttavia possibile raggruppare l’insieme delle tecniche in tre differenti categorie a seconda che le parti del corpo siano soggette a:

tecniche bondage

Altre tre tecniche, invece, investono il corpo nella sua totalità, insieme alle capacità sensoriali e riguardano:

  • la sospensione, parziale o totale;
  • la modificazione dei normali movimenti del corpo;
  • la mummificazione.

Soprattutto in questo secondo gruppo di tecniche, è indispensabile impiegare almeno una macchina per bondage, necessaria per eseguire blocchi, trazioni o sospensioni.

Nel complesso, queste sei tipologie rivelano, al loro interno, uno svariato numero di sotto-pratiche. In tutti i casi, però, queste tecniche si avvalgono di una simbologia molto chiara, che tende a evidenziare nell’immediato il ruolo di master e di slave. È, il caso, per esempio, del collare bondage, indossato dal soggetto passivo a significare un completo assoggettamento alla volontà della controparte attiva.

Come si può facilmente intuire già da questi semplici passaggi, per fare bondage occorre accordare al partner una fiducia incondizionata.

Ovviamente, gli strumenti irrinunciabili del bondage sono tutti quegli accessori in grado di avere un impatto sulla motilità di un individuo. Tra manette, catene, ganci e camicie di forza, a essere utilizzate in modo massiccio sono le corde bondage.

In particolare, risulta molto praticata la tecnica hishi. A dispetto della sua origine etimologica orientale, questa tecnica non è molto eseguita dai maestri giapponesi. Probabilmente, la sua ampia diffusione in occidente ha radici pressoché estetiche, Infatti, l’esecuzione dell’hishi prevede una sequenza accurata di nodi bondage, mediante i quali si giunge alla completa immobilizzazione del busto e delle braccia realizzando figure geometriche romboidali. Al termine, il corpo appare rivestito da un ricamo di diamanti.

Nella sua flessione più estrema, la schiavitù può dare origine a giochi sadomasochistici imperniati su torture bondage. In questi casi, la dominazione fisica e psicologica sono talmente spinti da far appagare il bisogno di umiliazione e sottomissione del partner passivo. Per raggiungere tale risultato, in genere, occorre una varietà di strumenti che questa pratica prende in prestito da altre parafilie. Fruste, strapon, vibratori, ma anche plug e beads anali, sono tutti elementi che si possono facilmente reperire in appositi kit bondage in commercio.

Benefici del Bondage

Alla prima, potrebbe apparire una constatazione superficiale, ma è chiaro che chi pratica bondage lo fa perché trae, da esso, un notevole piacere erotico, fisico e mentale.

benefici del bondage

Ma quali sono le reali motivazioni alla base di tanto godimento?

A portare un po’ di luce in una dimensione un po’ caotica che ha risentito negativamente della stigmatizzazione sociale, ci pensano gli studi di Wismeijer, van Assen e Calderoni, condotti tutti nel corso del secondo decennio del XXI secolo.

In realtà, il bondage è al vaglio degli esperti da ormai molti decenni ma grazie all’ausilio di tecnologie che permettono indagini autoptiche e interviste psicologicamente strutturate rivolte a master, mistress e slave, si è finalmente avuto un quadro più chiaro.

Iniziamo dall’individuo schiavizzato, che per più tempo ha rappresentato quasi un enigma nell’alveo della sessualità. Molta parte del piacere deriverebbe da un catartico senso di libertà ritrovata. Per far fronte agli impegni quotidiani, lavorativi e familiari, alle ansie sociali e alle difficoltà di ogni tipo, occorre fare appello al proprio senso del dovere, impegnandosi al massimo per soddisfare una data aspettativa. Se, da un lato, questo atteggiamento può condurre a scalate di successo, dall’altro genera, inevitabilmente, stress e sollecitazioni psicofisiche che, alla lunga, possono essere deleterie. Ed è proprio in questa dicotomia che pare si incunei il bondage, attivando una sorta di meccanismo dell’inevitabile. Chi è sottomesso prova una benefica sensazione di abbandono che lo conduce a liberarsi di tutte le zavorre del dovere per affidarsi alla volontà di una persona di cui si fida. È un po’ come lasciarsi trasportare dalla corrente degli eventi e affrontare il pericolo dicendo: “vada come vada”.

Durante le sessioni di bondage, il cervello degli individui incordati viene irrorato da endorfina e ossitocina, mentre nel sangue si rilevano picchi fisiologici di adrenalina e un abbassamento notevole di cortisolo. Questo significa che, mentre la condizione di benessere psico-fisico aumenta, tutto lo stress pare lentamente svanire.

Ma ad essere altrettanto straordinari sono i postumi della sessione di bondage. Stiamo parlando di quella che, in gergo tecnico, viene chiamato ropespace, ovvero spazio tra le corde. Si tratta di una condizione di piacere quasi mistico, decisamente ipnotico e della durata variabile tra una manciata di secondi fino al minuto abbondante e oltre. In questo stato, non è raro assistere a pianti liberatori. Nella stragrande maggioranza dei casi, lo schiavo, una volta slegato, afferma di provare una sensazione di limpido e lucido benessere. Invece, per quanto riguarda la parte che conduce il gioco, il piacere è legato soprattutto alla possibilità di rivestire ruoli di dominio. Si intuisce, quindi, che buona parte del loro orgasmo è prettamente psicologico.

Essere master o mistress permette di testare, sviluppare e affinare la propria autostima perché, in fin dei conti, la vita del partner è temporaneamente nelle sue mani. In questo modo, si fanno i conti con le proprie responsabilità e con i propri doveri.

In conclusione, possiamo certamente affermare che il bondage ha una serie di principi che fanno di questa pratica un dogma dell’erotismo, in cui gli officianti traggono beneficio dal riflesso speculare delle proprie vite.

Hai mai pratcato il bondage? Ti incuriosisce? Scrivilo in un commento