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Cherofobia: Cos’è La Paura di Essere Felici e Come Combatterla

Cosa si intende per cherofobia? Si tratta della paura di essere felici e di mostrare la gioia nei contesti sociali. Eccone un’analisi sintomatologica e differenziale del disturbo

Cherofobia: Cos’è e Cosa Significa?

Cos’è la cherofobia? Quante volte sentiamo parlare dell’ansia anticipatoria per un evento sociale, per un incontro o un momento felice… a volte, paradossalmente, proprio le situazioni più serene e gioiose ci mettono un’angoscia senza eguali e tendono a minare la nostra stabilità emotiva.

Purtroppo, il caos attorno alle molteplici difficoltà psicologiche che derivano dai contesti sociali non ha aiutato nel definire pedissequamente un disturbo che risponda clinicamente al nome di cherofobia: così, nel DSM5 (manuale statistico e diagnostico per i disturbi psichici) la voce cherofobia non è ancora comparsa.

Molti la confonderebbero con la depressione; molti altri la definirebbero ansia sociale: questo disturbo, però, ancora non riconosciuto accademicamente, ha una rilevanza clinica definita, delle caratteristiche peculiari proprie ed un proprio significato.

Cherofobia cos'è

In questo articolo cercheremo di rendere conto e giustizia ad una difficoltà di natura psicosociale che viene vissuta da moltissimi individui al momento attuale, ma non ha ancora trovato un suo spazio di definizione ufficiale.

Insieme faremo un viaggio intorno al concetto di cherofobia, ovvero la paura di essere felici: definiremo cosa significhi, quali siano le caratteristiche di questo vero e proprio disturbo e in che modo ne possiamo individuare concretamente i sintomi.

Ma rispondiamo al quesito più importante:

Cherofobia: Può essere Definita una Malattia?

Etimologia e breve descrizione iniziale

Il termine cherofobia ha un’etimologia che ci riporta al greco, in cui kairos significa letteralmente ‘felice’. Così, il disturbo ci riporta ad una condizione abbastanza peculiare e complessa: la fobia della propria felicità. Ma cosa significa, come può esistere una tale paura? E come si manifesta negli individui cherofobici?

La cherofobia si esplica quotidianamente in numerose situazioni: dalla partecipazione ad un evento familiare (come assistere ad una nascita, un matrimonio, un compleanno); ad una riunione con gli amici; ad un contesto di divertimento collettivo (un concerto, una festa, una serata in discoteca); fino ad arrivare alla paura di costruire relazioni interprersonali.

Cherofobia malattia

La paura di essere felici si traduce in una subitanea sensazione di ansia e perdita di controllo, nel momento in cui ci troviamo in un contesto che, al contrario, è sorto proprio per renderci felici. La cherofobia però non può essere definita una vera e propria malattia.

Il punto è che il soggetto cherofobico non teme quelle situazioni perché si sente a disagio, perché non rispondono alle sue aspettative o perché non ama sinceramente la compagnia; al contrario, il disagio ha radici ben più profonde: si tratta di un vero e proprio terrore del proprio destino, una sorta di horror vacui dopo aver provato un’emozione di felicità.

Il soggetto cherofobico si sente in colpa se prova serenità e gioia, poiché teme che ad esse seguirà prontamente una controtendenza speculare: in pratica, una sorta di principio di karma, per cui ad ogni evento positivo seguiranno altrettante inspiegabili sciagure.

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Diagnosi della Cherofobia

Diagnosi differenziale: in che modo la cherofobia si distingue dai disturbi simili?

È importante, anche se ancora non presente sui manuali diagnostici, produrre una sorta di diagnosi differenziale per distinguere la cherofobia dalle altre patologie psicologiche ad essa più simili.

In particolare, ricordiamo che la cherofobia viene spesso confusa con il disturbo d’ansia sociale: esso appartiene ad una delle sottocategorie dei disturbi d’ansia, insieme al disturbo d’ansia generalizzato; il disturbo da stress post-traumatico, le fobie specifiche e il disturbo di panico.

In particolare, il disturbo d’ansia sociale è caratterizzato da un’intensa emozione di angoscia che accompagna il soggetto nei contesti di aggregazione, oppure nei rapporti singolari uno ad uno.

In queste situazioni il soggetto fobico non si sente adeguato al compito, non riesce ad essere sereno e dunque a manifestare la sua personalità, tende ad essere assalito dai pensieri e dai sovrapensieri: in che modo reagiranno le persone a ciò che dirò? Come posso risultare simpatico?

Come giudicheranno il mio aspetto e il mio abbigliamento? In sostanza, le ansie che assalgono chi soffre di ansia sociale sono tutte relative all’insicurezza del soggetto; alla sua mancanza di autostima; e alla paura di ricevere dei feedback negativi dall’esterno.

La reazione ad una tale fobia è spesso di natura fisica: il soggetto comincia a sudare, respirare affannosamente, percepire un incremento del battito cardiaco – tutti sintomi di una iperattivazione del sistema nervoso autonomo simpatico.

Queste reazioni fisiologiche sono la prova, per il soggetto, di non riuscire a gestire il contesto sociale, e portano con loro anche la probabile conferma dovuta ad una reazione da parte esterna, come la banale richiesta ‘tutto bene?’. Il circolo vizioso normalmente si estingue nella strategia di evitamento: un punto in comune con la nostra cherofobia.

A differenza dell’ansia sociale, tuttavia, il soggetto cherofobico non ha paura del contesto sociale per la propria immagine; non teme di fare brutte figure e non implica una remissione della propria autostima: piuttosto, la sua paura consiste proprio nelle conseguenze del lasciarsi andare, che teme essere catastrofiche ed incalcolabili.

Dunque, seppure potrebbe partecipare con gioia e mancanza di vergogna alle situazioni sociali, il soggetto cherofobico rimarrebbe sempre a meditare sulle future scioagure che l’attendono, senza riuscire a lasciarsi andare al divertimento.

Un’altra distinzione che è opportuno produrre è rispetto alla depressione maggiore: disturbo che ricorda la cherofobia in quanto la strategia di questi soggetti consiste proprio nell’evitamento sociale; portando spesso ad un tono dell’umore depresso e ad una mancanza di entusiasmo per le situazioni piacevoli della vita.

Rispetto alla cherofobia, però, la depressione si esplica con sintomi molto più marcati: difficoltà nel sonno; eccesso di nutrizione o inappetenza; persistenza del tono dell’umore depresso e disattenzione nei confronti del prossimo per almeno due settimane consecutive.

Inoltre, nel caso della depressione maggiore sono acclamati numerosissimi tentavi di suicidio e il pensiero suicidario/di morte è sempre presente nella vita del soggetto affetto. Probabilmente, finora, la cherofobia non ha mietuto vittime quanto la depressione e viene considerato un disturbo dalla minore intensità e pervasività, cosa che peraltro non deve escludere maggiori approfondimenti epidemiologici.

Ma quali sono i…

Sintomi della Cherofobia

Tra i maggiori sintomi comportamentali che caratterizzano i soggetti affetti da cherofobia, ne elenchiamo alcuni per rendere un’idea della sintomatologia specifica del disturbo:

Cherofobia sintomi
  • Innanzitutto, il rifiuto di partecipare attivamente o passivamente ad incontri, situazioni e contesti divertenti, di gruppo e amicali;
  • In secondo luogo, l’evitamento come strategia difensiva, caratterizzato da forzato isolamento sociale e la diffidenza nei confronti delle attività nuove di cui non si conosce l’esito (proprio perché potrebbero condurre a sensazioni piacevoli);
  • Uno spiccato senso di colpa che accompagna la partecipazione a qualunque evento di natura sociale;
  • La sensazione che mostrare o percepire felicità sia un cattivo segno, perché potrebbe condurre ad un risvolto negativo nel breve termine e conseguenze catastrofiche;
  • La tendenza a non manifestare mai entusiasmo e gioia per la medesima paura, e talora la richiesta di non manifestarla anche ai propri cari e amici.

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Cause della Cherofobia

Eziologia del disturbo: conosciamo le cause della cherofobia?

Purtroppo, ad oggi, a causa dello scarso interesse riservato a questo specifico disturbo psicologico, non abbiamo ancora chiara l’eziologia della paura di essere felici.

Ad un’analisi sommaria, possiamo azzardare delle ipotesi sulle motivazioni di origine familiare, con particolare riguardo per l’ambiente di crescita: come molte altre psicopatologie, l’environment a cui si è esposti nel primo periodo della crescita è fondamentale nel consolidamento delle credenze: se verremo abituati a sentirci in colpa per la nostra felicità e i nostri successi, sarà facile avere paura che a questo possa conseguire inspiegabilmente una punizione.

Infine, analizziamo il rapporto tra…

Cherofobia e Psicologia

Ora che abbiamo dato una panoramica, più o meno esauriente, dell’argomento cherofobia, abbiamo due principali indicazioni per i nostri lettori.

Innanzitutto, quella di rivolgersi prontamente ad uno psicologo qualora la situazione sia compatibile con il quadro che abbiam fornito sulla cherofobia; in secondo luogo, ci auguriamo ed esortiamo alla maggiore considerazione delle conseguenze sociali di questo disturbo, spingendo studiosi e psicologi a muovere un’analisi attenta alle cause e all’eziologia di questo complesso disagio psichico.