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Cleptomania, Come Riconoscerla e Curarla

Cos’è la cleptomania? È possibile riuscire a riconoscere un persona cleptomane? Impariamo insieme a conoscere questa patologia un po’ sottovalutata

Tra i tanti disturbi del controllo degli impulsi la cleptomania è tra le più insidiose, complesse, logoranti, di difficile diagnosi e pericolosa per il soggetto malato; una reale dipendenza che può trascendere in una tragica escalation.

Cleptomania Significato

Il termine cleptomania deriva dal greco kleptein (rubare) e mania (ossessione) ed è un fenomeno abbastanza noto per sommi capi, evocato nel collettivo con superficialità e spesso con qualche nota burlesca, pur consistendo in una patologia tutt’altro che lieve.

cleptomania significato

Chi ne è affetto in alcuni casi viene privato della propria posizione sociale, spesso subisce conseguenze giudiziarie e civiche delle proprie sprovvedute azioni, venendo privato della posizione lavorativa e allontanato dalla cerchia affettiva.

L’ingiustificato impulso nel compiere un furto assale il malato all’improvviso e non è motivato o secondario ad azioni subite, ne accompagnato da stati di collera, ira o disappunto, tanto meno dall’esigenza reale di possedere un determinato oggetto.

Si può identificare il gesto di rubare in un’azione derivante da un impulso incontrollabile che assale il cleptomane, il quale vede nell’atto stesso un pericolo al quale volutamente intende sottoporsi. Si vergogna dell’azione che compie, sa che non è giusta e che se venisse scoperto sarebbe la fine per la propria immagine e forse anche della propria carriera, ma è proprio l’effetto di un atto aleatorio, la scarica di adrenalina che lo accompagna, a spingerlo a rubare qualunque oggetto abbia a tiro.

Per antonomasia il corpo del reato del cleptomane è generalmente un oggetto di scarso valore: il furto non è pianificato e avviene senza complici, ne premeditazione.
L’azione è preceduta da uno stato di tensione crescente, di eccitazione incontrollabile, alla quale fa seguito una sensazione di sollievo e di gratificazione. Entro pochi minuti dal furto, il paziente avverte una sensazione di colpa, un rimorso che spesso lo conduce a restituire l’oggetto rubato, con la stessa furtività che lo ha guidato durante la sottrazione; in taluni casi lo regala o lo butta via.

Il bisogno di questa sensazione di pericolo, di questa scarica di adrenalina provoca dipendenza alla pari della ludopatia, dello shopping compulsivo o delle droghe leggere, statisticamente colpisce più le donne e gli appartenenti ad uno stato sociale agiato o addirittura componenti del jet set e del mondo dello spettacolo.

Tra i cleptomani famosi infatti, si possono annoverare:

  • Wynona Rider;
  • Jennifer Capriati;
  • Lindsay Lohan;
  • Megan Fox;
  • Olga Korbut;
  • Laure Manaudou;
  • Bobby Moore;
  • Hedy Lamar.

Adesso vediamo nel dettaglio la cleptomania e la psicologia.

Cleptomania Cause

Fu lo psichiatra svizzero Andrè Matthey agli inizi dell’800 a coniare il termine klopemanie per descrivere questi pazienti, seguito negli anni successivi dai colleghi francesi Jean Etienne Esquirol e C.C. Marc, che lo corressero in kleptomanie.

cleptomania cause

All’inizio la sindrome venne presa in seria considerazione, ma la scarsità di materiale umano e la certezza che la cleptomania fosse legata a disturbi del sistema riproduttivo femminile essendo presente nella quasi totalità di pazienti donne, portò gli scienziati su una falsa strada: una volta sconfessata tale teoria, anche l’interesse per la patologia andò scemando.

I pazienti affetti da cleptomania pur rendendosi conto di essere malati e come tali bisognosi di cure, sono restii a confidarsi con il proprio medico.

Questi si vergognano o temono di essere denunciati, in tal modo la malattia progredisce, gli episodi diventano sempre più frequenti e gli oggetti da rubare nel tempo da inutili si trasformano in pezzi di valore, er questo possiamo trovare un connubio anche tra cleptomania e rubare soldi.

Questo non perché il cleptomane abbia bisogno di un oggetto da rivendere o di denaro, ma perché tanto più alto è il valore dell’oggetto, più alta la guardia verso lo stesso, più sarà gratificante il relativo furto.

Ancora oggi purtoppo, questa patologia rimane poco chiara. Il DSM I (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) del 1962 riportava la cleptomania come termine supplementare, mentre nel DSM II del 1968 questa venne addirittura omessa. Solo nel 1980 la sindrome venne reinserita nel manuale DSM III come un disturbo del controllo degli impulsi e rimase tale anche nella successiva versione, il DSM IV del 2000, dove venne annoverata tra gli altri disturbi del controllo quali:

Nonostante la riluttanza a ricorrere al medico preferendo trascorrere una vita da ladro impunito, il cleptomane spesso si rivolge allo specialista per altri problemi connessi alla personalità, come ansia o sindrome depressiva. I pochi pazienti reperiti sono quasi tutti stati individuati grazie a visite approfondite, durante le quali la mania si è palesata.

La comorbilità ha riacceso gli interessi di molti centri di ricerca internazionali, che al momento stanno valutando (per la prima volta) seriamente questa patologia debilitante e pericolosa.

Addirittura va delineandosi la connessione con disturbi attribuiti al neurosviluppo, come quello da deficit di attenzione/iperattività, verso il quale la cleptomania si manifesta in stretta concomitanza.

La Mayo Clinic sembra essere la più attiva in tal senso e recentemente, in seguito ad uno studio su 107 pazienti in comorbilità, si è potuto stabilire la cronicità della malattia ed una coincidenza di oltre il 50% con D.O.C. (Disturbo Ossessivo Compulsivo); inoltre per la prima volta la diagnostica per immagini ha evidenziato una disfunzione serotoninergica nella corteccia prefrontale e danni ai circuiti orbitofrontali sottocorticali, oltre ad una minore consistenza strutturale della sostanza bianca nei comparti frontale e anteromediale dell’encefalo.

Tale deficit strutturale in parte conferma la presunta familiarità tra soggetti cleptomani e consanguinei di primo grado, affetti da altre patologie della sfera comportamentale come alcolismo o D.O.C. che consistano nell’accumulare oggetti, furti veri e propri oppure gettare via senza un valido motivo effetti personali, anche di valore.

Altre patologie comuni tra consanguinei di primo grado sono:

  • il disturbo paranoide;
  • il disturbo schizoide; 
  • il borderline. 

La manifestazione cleptomanica tardiva nei pazienti anziani affetti da disturbi cognitivi legati alla senilità, laddove la scomparsa di parte di materia grigia ne è certamente la causa, lascia supporre che la stessa carenza di parenchima cerebrale rappresenti il motivo della comparsa dei sintomi cleptomaniaci.
Probabilmente vi è più di una causa alla base del disturbo, sicuramente incidono fattori ambientali, genetici e altre malattie psichiatriche come:

che quasi sempre risultano associati alla cleptomania.

Cleptomania Terapia

Cleptomania è una canzone degli Sugar free, in cui il cantane si dice “affetto da una strana forma di cleptomania” per la quale chiede aiuto alla donna che desidera.

cleptomania terapia

Qualora un cleptomane decidesse di curarsi, avrebbe ottime prospettive di guarire o quanto meno di vedere diminuiti di molto gli impulsi ossessivi in termini di entità e frequenza.

La terapia consiste nell’abbinamento tra psicoterapia cognitivo comportamentale e farmaci antidepressivi (SSRI) triciclici, generalmente adottati per la cura del disturbo ossessivo convulsivo, in associazione a stabilizzatori dell’umore come acido valproico e/o topiramato e ad antagonisti dei recettori oppiacei (naltrexone).

Secondo studi condotti da Dannon nel 2003 e da Grant nel 2006, la sola terapia farmacologica a base di topiramato da solo o associato a fluoxetina (inibitore selettivo della ricapitolazione della serotonina) basterebbe ad ottenere risultati eccellenti.

Queste categorie di farmaci oltre ad agire sulla cleptomanie e i suoi sintomi, operano anche sui disturbi della personalità associati come la bulimia, la depressione, i repentini cambi di umore e varie forme di D.O.C.

Dal punto di vista psicoanalitico, gli atti compiuti da un cleptomane sarebbero dovuti all’esigenza emozionale di espiare un senso di colpa interiore, un desiderio di autopunizione che culmina nell’automortificazione per aver compiuto un’azione indegna, un atto di cui vergognarsi.

Le sedute psicoterapiche vertono sulla rieducazione del soggetto tramite tecniche particolari, come l’esposizione, seguita dalla prevenzione della risposta o la ristrutturazione cognitiva.

Probabilmente le varie terapie risultano rafforzate dalla volontà del paziente di guarire dal male che lo attanaglia da sempre: smettere di rubare è un desiderio forte quanto incontrollabile è l’atto in sé. Alcuni pazienti hanno ammesso di aver considerato finanche il suicidio come una via d’uscita dal circolo vizioso che condiziona la propria esistenza, un ciclo che si ripete all’infinito.

Come Comportarsi Con un Cleptomane

Il cleptomane è in grado di intendere ma non di volere, sa che sbaglia, se ne vergogna ma non resiste all’impulso; ruba un oggetto e subito dopo di sente appagato, gratificato, ma il sollievo in poco tempo lascia spazio ai sensi di colpa, alla frustrazione che lo assale quando realizza di aver compiuto per l’ennesima volta quel triste rituale che lo accompagna sin dall’infanzia.

come comportarsi con un cleptomane

Questi è un pò un ladro di galline, anche se patologico è un professionista del furto, molto smaliziato, prudente, paziente nell’attendere l’attimo più adatto per colpire e difficilmente lo si riesce a cogliere con le mani nel sacco.

Si stima che solo negli USA i cleptomani siano 1,2 milioni, anche se solo il 3% di questi si è rivolto ad uno specialista o è stato consegnato alle autorità giudiziarie per episodi di taccheggio.

È difficile smascherare un cleptomane, ancor di più aiutarlo senza colpevolizzarlo.

La famiglia è il luogo dove più che in altri è possibile individuare la patologia, anche in tempi utili ad una correzione totale e completa.

I bambini a volte rubacchiano un pò per inconsapevolezza, un pò per attirare l’attenzione senza per questo essere affetti da cleptomania infantile. Nell’età adolescenziale è ancora concepibile il piccolo furto presso una bancarella o al supermercato, nell’ottica di una dimostrazione di coraggio verso i propri amici; in questi casi il piccolo ladro si vanta di quello che ha fatto e va educato tramite i normali canoni di insegnamento.

Quando ci si accorge che piccoli furti avvengano ciclicamente, con una certa regolarità e in modo molto scaltro e silente dai 12 anni in su, qualora il soggetto dimostri ulteriori sintomi di malessere interiore, è probabile che quei piccoli reati siano il frutto di un impulso insano, di uno stato di sofferenza psichica complessa e deve allertare i genitori, affinché si rivolgano ad uno specialista.

Insomma la cleptomania è una malattia, o meglòio una patologia, che come tale va curata.

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